MONT CHETIF FRAGILE BELLEZZA

 

Il Mont Chétif non è altissimo: appena 2343 metri, ma la vista che si gode da quassù, è grandiosa. Il versante italiano del Monte Bianco si allarga in parata in tutta la sua granitica maestosità. Eppure, il toponimo in francese che significa “monte fragile” rivela un’altra verità. 

Chi sale a piedi sulla sua vetta aguzza rimane in contemplazione per ore, estasiato dalla bellezza del panorama. Ed è allora che si comincia a comprendere in che cosa consista la fragilità di questo scenario.

Entrare in armonia con la natura ci dà l’esatta dimensione di quanto debba essere amata, rispettata, protetta. Guardate gli abeti e i larici come hanno conquistato le creste e colonizzato i fondovalle. Sono la testimonianza silenziosa del miracolo della vita.

Ogni giorno con i loro colori, il loro ondeggiare ai venti e alle correnti d’aria, disegnano un quadro in continuo mutamento, benché tutto appaia assolutamente immobile e immutabile.

Abbassandoci di quota, sfiorando o immergendoci nelle gelide acque della Dora di Veny e della Dora di Ferret, questo senso di fragilità lo avvertiamo sulla nostra pelle.

 

 

Il contatto con la natura del Monte Bianco è un’esperienza da brividi, che lascia un segno dentro. Si inerpica alla fonte delle nostre emozioni più profonde e più autentiche, allo stesso modo di un drone che risale un fondovalle.

Ed è allora che capiamo perché la bellezza ci eleva e ci porta in una dimensione più spirituale, nella quale la forza degli elementi è la rivelazione della loro fragilità.

Acqua, aria, terra e fuoco non sono più soltanto gli elementi primi di ciò che appare, ma le lettere di un alfabeto con cui possiamo scrivere una nuova storia d’amore con tutto ciò che ci circonda.

 

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